Revisione OOPSM – stato attuale

Facendo seguito alla nostra comunicazione dell’11 giugno 2026 relativa alla revisione dell’Ordinanza concernente l’obbligo di prestare servizio militare (OOPSM), l’IAS informa in merito allo stato attuale degli approfondimenti e al seguito della procedura.
Gli approfondimenti effettuati nel frattempo hanno evidenziato che la procedura adottata per la revisione dell’ordinanza, sebbene dal punto di vista dell’IAS inusuale e deplorevole, in particolare per il mancato coinvolgimento degli ambienti direttamente interessati, non era giuridicamente soggetta all’obbligo di svolgere una procedura di consultazione né di sentire preventivamente gli attori interessati. Una contestazione giuridica della procedura di revisione in quanto tale non appare pertanto avere concrete possibilità di successo.
Rimane tuttavia insoddisfacente il fatto che, ad oggi, non sia noto alcun rapporto esplicativo accessibile al pubblico né un documento analogo dal quale risulti su quali analisi, riflessioni e valutazioni delle conseguenze si basino le modifiche apportate. Rimane pertanto aperta, in particolare, la questione se e in quale misura le ripercussioni sul soccorso sanitario civile e sull’assistenza preospedaliera d’urgenza siano state prese in considerazione nel processo decisionale.
Diversa è invece la situazione per quanto riguarda la valutazione giuridica materiale delle nuove disposizioni. Il servizio giuridico dell’Ospedale cantonale dei Grigioni ha contattato l’IAS in relazione a un caso concreto, mettendo in discussione la compatibilità delle restrizioni previste dall’art. 29a dell’Ordinanza concernente l’obbligo di prestare servizio militare (OOPSM) con l’art. 18 della Legge militare (LM). L’IAS condivide la valutazione secondo cui tale questione necessita di un chiarimento giudiziario. Accompagnerà pertanto l’Ospedale cantonale dei Grigioni in questo dossier e parteciperà al finanziamento delle relative vie legali, con l’obiettivo di ottenere un chiarimento di principio. Indipendentemente da tale questione giuridica, la decisione del Dipartimento federale della difesa, della protezione della popolazione e dello sport (DDPS) rimane difficilmente comprensibile per l’IAS anche dal punto di vista professionale e della politica sanitaria.
La carenza di personale qualificato nel settore del soccorso si è leggermente attenuata (cfr. rilevamento degli indicatori 2026), ma è tutt’altro che risolta. A livello nazionale permane un fabbisogno supplementare di circa 110 equivalenti a tempo pieno. Considerando un grado di occupazione medio di circa l’80 %, ciò corrisponde a un fabbisogno effettivo di circa 130 collaboratrici e collaboratori supplementari.
Allo stesso tempo, la nuova regolamentazione interessa in particolare i collaboratori più giovani. Tra il personale maschile operativo nel settore del soccorso, la fascia di età inferiore ai 35 anni rappresenta attualmente circa il 30 % dell’effettivo. I riscontri ricevuti da diversi servizi ambulanza consentono ora anche una valutazione più concreta delle conseguenze della modifica dell’ordinanza. In media, potrebbe essere interessato circa il 10–15 % del rispettivo effettivo, mentre singoli servizi ambulanza segnalano valori fino al 18 %. Il rischio di un’ulteriore riduzione delle risorse di personale, che nella nostra comunicazione dell’11 giugno non era ancora quantificabile, si è quindi nel frattempo concretizzato in maniera significativa.
Questa evoluzione è tanto più problematica in quanto il numero degli interventi dei servizi ambulanza è in continuo aumento da diversi anni. Le cause di tale evoluzione sono multifattoriali. Indipendentemente dalla revisione dell’OOPSM, il settore del soccorso è quindi già oggi chiamato ad adottare misure per garantire in futuro le necessarie risorse di personale, la capacità di prontezza operativa e, di conseguenza, una copertura territoriale dell’assistenza preospedaliera. La nuova regolamentazione rende questo compito ancora più difficile.
Dal punto di vista dell’IAS, particolarmente difficile da comprendere è la mancanza di coerenza all’interno dello stesso DDPS. Mentre la revisione dell’OOPSM può comportare la sottrazione di risorse umane qualificate al soccorso civile, l’Ufficio federale della protezione della popolazione (UFPP), e in particolare KATAMED, considera contemporaneamente il servizio di soccorso un partner centrale per la gestione delle situazioni straordinarie. Nelle relative considerazioni ci si attende che il soccorso rimanga operativo anche in condizioni estremamente difficili, garantisca il flusso dei pazienti e sia eventualmente in grado di svolgere i propri compiti fino all’interno di una cosiddetta «zona di combattimento».
Dal punto di vista dell’IAS emerge qui una contraddizione fondamentale: da un lato, il soccorso civile deve rafforzare la propria resilienza, garantire sufficienti capacità di prontezza operativa e rimanere funzionale anche in occasione di eventi straordinari o di crisi legate alla politica di sicurezza. Dall’altro, lo stesso Dipartimento crea condizioni normative che possono ridurre proprio quelle risorse umane specializzate necessarie per adempiere tali compiti. Questa problematica non si manifesta soltanto in caso di crisi. Già nell’attività ordinaria quotidiana, la perdita di personale qualificato può compromettere la prontezza operativa, la copertura territoriale e, in ultima analisi, l’adempimento del mandato legale di assistenza di singoli servizi ambulanza. In una situazione straordinaria – sia essa, ad esempio, di natura geopolitica o causata da un evento naturale – questo effetto risulterebbe ulteriormente accentuato. In un’ottica globale di sicurezza appare pertanto contraddittorio sottrarre risorse altamente specializzate a un sistema civile la cui missione primaria consiste nella protezione immediata e nell’assistenza sanitaria della popolazione e il cui funzionamento è, al contempo, considerato essenziale per la gestione delle crisi. Ciò vale a maggior ragione qualora tali risorse vengano trasferite a un’organizzazione che, in linea di principio, può adempiere il proprio mandato anche con risorse umane diversamente composte. Il pilastro della sanità nell’ambito della protezione della popolazione verrebbe così indebolito in una misura tale da poter mettere in pericolo l’intero sistema.
L’IAS non mette in discussione né il mandato né il fabbisogno di personale dell’esercito. Si tratta piuttosto di stabilire come le risorse umane disponibili possano essere impiegate nel modo più opportuno nell’interesse della sicurezza complessiva della popolazione. Dal punto di vista dell’IAS manca finora una ponderazione comprensibile tra, da un lato, il fabbisogno di personale dell’esercito e, dall’altro, le esigenze dell’assistenza sanitaria civile, della prontezza operativa del soccorso e del suo ruolo nella gestione delle situazioni straordinarie.
Rimane particolarmente insoddisfacente il fatto che, nonostante gli approfondimenti svolti finora, non siano disponibili risposte concrete che consentano di comprendere la logica professionale e la valutazione delle conseguenze alla base di questa decisione. Considerate le possibili ripercussioni sull’assistenza preospedaliera d’urgenza e sulla preparazione alle crisi, dal punto di vista dell’IAS sarebbe necessaria una motivazione trasparente.
L’IAS mantiene pertanto la propria posizione secondo cui una modifica così unilaterale di un’ordinanza, effettuata senza il coinvolgimento delle parti interessate, debba essere considerata estremamente problematica per l’assistenza sanitaria della popolazione svizzera.
Parallelamente, la questione è stata ripresa anche a livello politico. Il consigliere nazionale Yvan Pahud ha depositato una relativa mozione il 18 giugno 2026. Ad oggi non è ancora stata pubblicata alcuna presa di posizione ufficiale del Consiglio federale.
Per l’IAS rimane quindi senza risposta una questione centrale: come può il settore del soccorso rafforzare la propria resilienza in termini di personale e la propria capacità operativa, sia per l’attività quotidiana sia in vista di future crisi, se contemporaneamente misure normative rischiano di sottrargli proprio quelle risorse specializzate sulle quali si fonda tale resilienza?
Per l’IAS, una collaborazione partenariale con tutti gli attori è fondamentale, poiché solo attraverso un approccio comune è possibile consentire a ciascuno di adempiere il proprio mandato.